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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)


 di Rino Cammilleri

[Da "Pagine Libere", 30 gennaio 2001]

Al Sinodo dei Vescovi fu chiaramente denunciata l’esistenza di un’unica centrale internazionale che programma e favorisce l’aborto su scala planetaria. Si è parlato, senza fare nomi, di una signora indiana che dirigerebbe tutto. Quella "signora indiana" è ovviamente solo una impiegata di concetto, perché, come è noto, l’idea parte da lontano e da ben altri porti.

Tutto cominciò nel 1970, quando Nelson Rockefeller, allora governatore dello Stato di New York, appoggiò pesantemente una legge che rendeva di fatto l’aborto totalmente libero. Talmente era libero che nel 1972 l’assemblea legislativa dello Stato decise semplicemente di abrogarlo. Il governatore oppose il suo veto e la Corte Suprema degli Stati Uniti, con la celebre sentenza Roe vs. Wade, gli diede ragione, riportando l’America ai tempi del Dred Scott Case del 1857 (dove si stabiliva che i discendenti affrancati di schiavi non erano da ritenersi giuridicamente persone, per cui l’aborto era permesso a richiesta). Nelson Rockefeller, come si ricorderà, divenne poi vicepresidente degli Stati Uniti.

Questo signore (il cui cognome è ormai entrato nel vocabolario corrente a indicare la ricchezza per antonomasia) era al vertice di una piramide colossale, i cui intenti furono chiari il 14 marzo 1973, quando, nel corso di una conferenza tenuta a New York davanti al Consiglio nazionale del Centro di Sviluppo della Pianificazione Familiare, il presidente della Fondazione Rockefeller, J.H. Knowles, dichiarò: "E’ compito sia dei settori privati che dei settori pubblici accelerare negli Stati Uniti lo sviluppo degli aborti legali affinché essi salgano ad un milione e ottocentomila all’anno".

Insomma, le leggi permissive in materia d’aborto non erano sufficienti a condurre a risultati sperati, occorreva una promozione attiva dell’aborto di massa.

Da dove veniva questa bella idea gnostica? Dall’ideologia della "crescita zero", che le teste d’uovo del Massachussetts Institut of Technology (sovvenzionato dalla Fondazione Rockefeller) avevano elaborato giusto in quegli anni. Il lancio del femminismo, l’appoggio velato al marxismo (che era pur sempre materialismo) e infine la campagna ecologistica su scala mondiale, avviata dal rapporto "I limiti dello sviluppo" del Club di Roma (braccio europeo del suddetto Massachussetts Institut of Technology), sono anelli della catena che parte da quest’idea.

Applicarla era facile. I Rockefeller non avevano problemi nel favorire l’ingresso nell’amministrazione statunitense di uomini loro: il sistema costituzionale americano permette la formazione di staff praticamente a richiesta. Per i mass media era ancora più facile, visto che i Rockefeller ne controllavano buona parte, come il Columbia Broadcasting Cy, tanto per citarne un paio nel settore delle radiodiffusioni. E poi c’erano le cliniche finanziate dalla stessa famiglia, come quella della Pianificazione Familiare di New York, che divenne la più grande "fabbrica d’angeli" del mondo. Naturalmente non si devono dimenticare le industrie farmaceutiche controllate tramite pacchetto azionario, come la Upjohn, che si lanciò a testa bassa nel settore degli antifecondativi.

Il Population Council

La piramide facente capo alla Fondazione Rockefeller era composta di oltre ventiduemila fondazioni "senza scopo di lucro", in parte autofinanziantesi e in parte sovvenzionate dal governo, come l’importantissimo Population Council, sostenuto a suo di milioni (di dollari) dal ministero della Sanità e dall’AID (Agency for International development, organismo federale). La prima mossa fu uno studio di Henry Kissinger, "Prospettive per l’America", nel quale veniva dipinto uno scenario mondiale in cui il controllo demografico era presentato come il problema. Kissinger era consigliere personale di Rockefeller, poi fu Segretario di Stato e infine eminenza grigia della diplomazia internazionale (oggi continua a guidare a distanza la politica estera americana, sebbene non abbia più alcun ruolo pubblico: l’esperienza accumulata e le aderenze a tutti i livelli ne fanno il più richiesto consulente internazionale).

Contro la fertilità

Il mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), Mondo e Missione, ha recentemente rivelato un altro documento a firma di Kissinger. E’ giusto di quegli anni (1974); Kissinger allora presiedeva il Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti e Bush era direttore della CIA. Si tratta di un memorandum segreto, intitolato National Security Study Memorandum 2000, contenente direttive da applicare in tredici Paesi del Terzo Mondo e indirizzato a poche persone (tra le quali il direttore della CIA). I tredici Paesi in questione erano l’India, il Bangladesh, il Pakistan, la Nigeria, il Messico, le Filippine, la Thailandia, la Turchia, l’Etiopia, la Colombia e il Brasile. Questo memorandum era incentrato sulla necessità per gli Stati Uniti di modificare entro il Duemila i livelli di fertilità dei suddetti tredici Paesi, i quali, a caUSA del rapido aumento demografico, avrebbero potuto, in un futuro non troppo lontano conseguire un crescente ruolo politico e strategico. In soldoni, c’era da aspettarsi che la lievitazione della popolazione avrebbe spinto tali Paesi a rialzare il prezzo delle esportazioni delle materie prime da essi prodotte, compromettendo seriamente gli interessi degli Stati Uniti.

La pianificazione delle famiglie

L’analisi in effetti era lungimirante, perché oggi di fatto gli USA hanno dei concorrenti di tutto rispetto nella domanda di materie prime, concorrenti che magari sarebbero disposti a pagare prezzi più alti pur di assicurarsele. Questo aumenterebbe la potenza dei concorrenti medesimi (in pratica Germania e Giappone), ma anche quella dei Paesi produttori, i quali, potendo incassare più denaro – e con una popolazione sempre più numerosa – finirebbero per assumere un ruolo di tutto rispetto nello scenario internazionale. Il memorandum (che magnificava anche il "miglioramento razziale" che dall’adozione delle misure consigliate sarebbe derivato) venne preso sul serio e portò ad un aumento dei fondi a disposizione dell’AID, a patto che gli aiuti ai tredici Paesi in questione fossero subordinati all’accettazione da parte di questi dei programmi di controllo demografico. Il documento concludeva "consigliando" di coinvolgere nel progetto anche altri organismi, come la Banca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Unicef, che avrebbero dovuto inserire i piani di riduzione demografica nei servizi di assistenza medica forniti dal Terzo Mondo. Tutti i "consigli", com’è noto, sono stati puntualmente seguiti e realizzati.

Ma torniamo alla "piramide Rockefeller". In essa va inserita anche la Federazione Mondiale per la Pianificazione Familiare (che riunisce tutte le fondazioni relative), più diversi organismi religiosi americani (come, per esempio, il Centro di Consultazione Familiare di Washington). Vanno aggiunti la commissione americana per l’UNESCO, gli istituti che studiano l’aborto, il Comitato americano di Studio per la Crisi Demografica, l’Accademia Nazionale americana delle Scienze, l’Università di Harward, quella della Carolina del Nord, la Cornell, la Chapel Hill, la Emory e la John Hopkins. Tutti questi enti sono privati, ma la loro stessa esistenza mette in moto meccanismi di finanziamento politico; un opuscolo del centro di Pianificazione Familiare di Pittsburg informava, in quegli anni, che un solo dollaro privato versato al Centro ne procurava ventiquattro pubblici. Il quadro va completato con le altre grandi Fondazioni americane, come la Ford e la Hewlwtt, che per lo stesso scopo versavano fior di milioni alla Fondazione Rockefeller. Tanto per dare un’idea delle ramificazioni del progetto, ricordiamo che a quel tempo U Thant, Segretario generale dell’ONU, era amministratore del Population Council.

La recessione planetaria

Il blocco marxista fu totalmente impenetrabile alla politica denatalistica così potentemente lanciata. Neanche l’idea della "crescita economica zero" lo sfiorava minimamente. Anzi, ad esso non pareva vero che l’Occidente si desse la zappa sui piedi da solo. Fece di più: obbligò i vari partiti comunisti del mondo ad appoggiare con tutte le loro forze il suicidio dell’avversario. Così si arrivò al paradosso dei comunisti occidentali che si battevano strenuamente per l’introduzione dell’aborto, mentre quelli delle repubbliche popolari lo restringevano o lo abolivano. L’URSS e i suoi satelliti intanto si davano da fare per uno sviluppo industriale spinto al massimo (che però è finito come è finito), contando anche sulla loro superiorità demografica; l’Occidente dal canto suo dava l’avvio a quella recessione planetaria che oggi sta esplodendo in tutta la sua virulenza.

L’idea di ridurre gli abitanti del pianeta è però ancora più vecchia (e non intendiamo riferirci solo a quella antichissima della Gnosi, secondo cui il Nulla è meglio dell’Essere). Deve averla fornita il famoso dottor Pincus, il biologo del Massachussetts che già nel 1950 sperimentava la sua pillola antifecondativa sulle portoricane dei quartieri poveri. Fare esperimenti sui poveri, però, rappresentava più che un semplice risparmio di fondi, perché, come abbiamo visto, era proprio ad essi che la manovra era destinata. I contraccettivi iniettabili, per esempio, cominciarono ad essere testati sulle popolazioni peruviane già negli anni Sessanta. Poco importava se le cavie mostravano subito dopo una spiccata tendenza ai noduli all’ipofisi e alle ghiandole mammarie. Il decennio successivo vide l’ingresso prepotente nei tredici Paesi summenzionati del Depo-Provera, il contraccettivo iniettabile prodotto dalla Upjohn americana (in cui, come si ricorderà, i Rockefeller avevano una grossa partecipazione azionaria).

La politica degli anticoncezionali

Diffuso indiscriminatamente (come tutto quel che viene diffuso nel Terzo Mondo), fu ritirato dal mercato (ma solo in America) nel 1978 su pressione dei movimenti femministi, in quanto si era scoperto che provocava un calo nelle difese immunitarie. Il Norplant è il più recente anticoncezionale del genere: prodotto da una industria finlandese (con ricerche finanziate dal Population Council) e sperimentato su donne cilene, è stato sospeso dal Brasile (il che è tutto dire) a causa delle incresciose conseguenze sulla salute, ma continua ad essere tranquillamente diffuso negli altri Paesi con la benedizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.Il fatto è che la diga è ormai aperta e la campagna va, per così dire, avanti da sola. Per esempio: iniettare un antifecondativo richiede pochi minuti, laddove spiegare il funzionamento di quelli orali o meccanici abbisogna di molto più tempo, e non si è mai sicuri che la spiegazione venga recepita fino in fondo. In più, Paesi come la Cina, la Malesia, la Thailandia, l’Indonesia, la Corea del Sud, il Vietnam, il Messico, hanno trovato una cospicua fonte di entrate nella produzione e nella esportazione di preservativi, che vendono (e convincono a comprare) anche in casa loro. Ma la gente del Terzo Mondo non diminuisce solo per fame, guerre, aborti, prevenzione delle nascite. Muore anche per uso di anticoncezionali. Effetti collaterali di quelli chimici a parte, c’è da tener presente che preservativi e spirali non vengono quasi mai usati come si deve. Si parla di profilattici adoperati più volte, spirali triennali tolte dopo dieci anni e più, magari solo in occasione di infezioni senza rimedio. A questo si aggiunga la modificazione delle mentalità: in certe popolazioni , ormai sedotte dalla supposta potenza della "medicina" dell’uomo bianco, la promiscuità sessuale si è centuplicata, a tutto vantaggio della diffusione dell’AIDS.

I pianificatori, però, tirano avanti per la loro strada. Il Fondo ONU per la Popolazione nel suo ultimo rapporto annuale insiste: prevenire 106 milioni di nascite costituisce un "risparmio" globale di 742 miliardi di dollari. E’ insomma (se non fosse ancora chiaro) una questione di soldi, tanto per cambiare. Quanto sia importante l’argomento lo si evince dal budget annuale dell’ente, 212 milioni di dollari che diventeranno un miliardo nel Duemila. In tale anno la spesa dei programmi per diminuire il numero degli umani dovrà raggiungere il doppio di quella attuale (che è di tutto rispetto: quattro miliardi e mezzo di dollari). Il bello è che metà della somma la pagano gli stessi Paesi da ridurre.

Chi finanzia il Fondo ONU per la Popolazione?

Naturalmente gli Usa sono in testa, seguiti dal Giappone e da tutto il resto del mondo occidentale. C’è anche l’Italia, sebbene in dodicesima posizione. Ma il fondo non è solo, ovviamente, in questa immane opera di ingegneria ecologica a tutto vantaggio degli Alieni Prossimi Invasori. Ci sono anche le Fondazioni, gli Istituti, i Centri, i Comitati, le Agenzie di cui abbiamo parlato. La Family Planning International Assistence, il Pathfinder Found, l’International Planned Parenthood Federation, la SIDA scandinava, la giapponese JOIFCP, la CIDA canadese, e così via. Si aggiungano i milioni di utili idioti sparsi nel mondo che si battono per la causa gratuitamente e a tutt’uomo, assolutamente convinti di sudare per il bene dell’umanità, e il quadro sarà completo.

I rivoli del "messaggio"

Roberto Beretta su Avvenire ha elencato recentemente i mille modi in cui il "messaggio" arriva capillarmente in tutti gli angoli del globo (Plinio Correa De Oliveira, nel classico Rivoluzione e controrivoluzione avvertiva che il bersaglio della Rivoluzione metafisicamente intesa è "ogni uomo"). Nel Ghana una nota squadra di calcio sfoggia il logo dello sponsor sulle maglie dei giocatori: una marca di preservativi con la scritta "mettimi". In Nigeria i programmi televisivi trasmettono indirizzo e numero di telefono delle cliniche di pianificazione familiare. Nelle Filippine la promozione è affidata anche ai video musicali e alle canzoni, più un "porta a porta" da far invidia ai Testimoni di Geova. In Turchia a cadenze trimestrali la gente viene bombardata con cinque ore al giorno di sceneggiati televisivi sull’argomento (nell’America latina questo compito è affidato alle telenovelas). Nella Corea del Sud è l’esercito il bersaglio privilegiato: chi si arruola deve sorbirsi anche il corso di educazione sessuale. Nello Zaire, oltre ai posters murali, quando compri i preservativi ti danno in omaggio biglietti dei concerti rock con lo sconto del 50%. In Tunisia la sanità offre controlli gratuiti alle donne che hanno partorito da poco; appena queste si presentano in ospedale, vengono immediatamente contattate da funzionari della pianificazione familiare che fanno loro passare la voglia di avere altri figli.

Trent’anni di sforzi hanno dato in molti posti i loro risultati: innanzitutto l’Occidente, in testa alle classifiche della denatalità. Poi molti altri Paesi (questi, finalmente, del Terzo Mondo), hanno visto dimezzarsi i coefficienti di fertilità.

Ma non sono tutte rose e fiori per il Progetto Ecatombe. In Cina, per esempio, la costrizione governativa al figlio unico ha prodotto più che altro una strage di femmine (la gente, visto che può avere un solo figlio, vuole che sia maschio); ma anche milioni di figli "segreti" e una cifra enorme di cittadini "fluttuanti", che si sottraggono all’anagrafe spostandosi continuamente. Anche nelle Filippine le cose vanno male per i pianificatori, a causa della tenace opposizione della Chiesa. Nemmeno nei Paesi islamici le cose filano per il loro verso. E neanche in India, dove, lo si ricorderà, la campagna di sterilizzazione forzata del 1975 costò il posto a Indira Gandhi.

Il nemico è la religione

E’ la religione (qualunque religione) la vera nemica del Progetto. Ogni religione (culti satanici a parte, roba di invenzione occidentale che non è religione) tributa un culto al Creatore, per questo non può essere contro la vita. L’idea di ridurre il numero delle "bocche da sfamare", quindi, incontra nelle religioni l’ostacolo più efficace. Da qui il finanziamento più o meno occulto per tutto quello che può servire a sradicare il senso religioso dal cuore degli uomini (si pensi al dilagare delle sette nell’America latina). Ma eliminare le bocche da sfamare vuol dire anche eliminare le braccia che potrebbero produrre, come tutti gli economisti seri sanno. Purtroppo gli economisti spesso mangiano nel piatto dei Pianificatori, perciò sono generalmente costretti a dire il contrario di quel che pensano. Così la crisi si avvita su sé stessa, aumentando la recessione e di conseguenza il numero delle "bocche inutili". Qui il Piano rivela il volto di Satana, mendax et homicida ab initio (G.v 8,44).

In questo modo, in una demoniaca spirale senza fine, viene preparato l’avvento dell’Età dell’Acquario: i sempre più numerosi adepti del New Age continuano a ripetere che sarà un tempo di pace e prosperità, ma i presupposti indicano che ci aspetta un’era di desolazione e morte, con sconvolgimenti di portata cosmica e instabilità cronica, in un mondo sempre più simile all’inferno. Ci sarebbe da farci sopra una bella riflessione teologica, ma ce ne manca il cuore. Annunciando i cataclismi che dovevano succedere, Gesù concludeva: "Ma quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?" (Lc 18,8).

A questo punto c’è da chiedersi se troverà ancora qualcuno sulla terra.

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