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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)

I «cani» di Dio

Beato Domenico Spadafora

di Marco Tangheroni

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Nacque intorno al 1450 a Randazzo, in Sicilia. La famiglia, nobile, era originaria di Costantinopoli da dove si era trasferita prima a Venezia e poi nell’isola. Fu fin da giovane attirato dall’ordine domenicano che, proprio in quegli anni, conosceva a Palermo un rinnovamento (nel senso, si badi, del ritorno ad una più stretta osservanza della regola). Dopo essere stato ordinato sacerdote proseguì i suoi studi a Perugia per poi completarli, con la laurea, all’università di Padova. Fu quindi collaboratore di padre Gioacchino Torriani [1417-1500], generale dell’ordine, fondatore del convento di Montecerignone, in provincia di Pesaro, esempio di penitenza, di guida spirituale, di predicazione: in una parola, di santità. Ed esemplare fu anche la sua morte, il 21 dicembre 1521: celebrò la Santa Messa, recitò i vespri, fece le ultime esortazioni ai confratelli radunati in capitolo, morì nella santa serenità. Prima riflessione che il ricordo di questo beato ci suggerisce: bisogna cercare di vivere l’ultimo giorno come se fosse un giorno qualunque e tutti i giorni come se fossero l’ultimo giorno. Seconda riflessione: troppo spesso noi guardiamo ai secoli del Rinascimento come se fossero rappresentati soltanto dai personaggi più noti, spesso propensi, pur in una sostanziale fedeltà alla religione cattolica, ad un eccessivo antropocentrismo; in realtà, la gran parte del popolo seguitava a vivere secondo la tradizione, confortato da santi uomini che la grazia di Dio continuava a suscitare. Terza riflessione: un pensiero di gratitudine al ruolo che i Domenicani hanno avuto nella storia del popolo di Dio. «Cani di Dio», ma non soltanto perché capaci di abbaiare contro le deviazioni dalla retta fede (che è pure stata e sarebbe una nobile funzione), ma anche perché, come i cani nei confronti degli uomini, esempio di totale e assoluta devozione, di totale e assoluta fedeltà. Un esempio che vale per tutti noi, quali che siano la nostra vocazione e il nostro stato. Beato Domenico prega per noi.

Cammei di santità. Tra memoria e attesa,

Pacini, Pisa 2005, pp. 33-34

L'articolo è tratto da qui

 

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