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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)

di Giuseppe Brienza
Due sere fa l’emittente radiofonica internazionale legata alla figura della Gospa e ai fatti di Medjugorie ha dato spazio a un importante quanto sottaciuto tema: la proposta di legge di Caterina Bini, elaborata a tavolino con la Comunità Papa Giovanni XXIII, per combattere la prostituzione.
in LA CROCE - 8 settembre 2016 p. 7

Il 13 luglio 2016 è stata presentata alla Camera dei deputati una proposta di legge per sanzionare chi “compra” un corpo umano per fini sessuali. Prima firmataria è l’On. Caterina Bini (Pd) che, con altri deputati appartenenti a vari schieramenti politici, vorrebbe modificare un articolo della “legge Merlin” sulla prostituzione (l’art. 3), la normativa cioè che negli anni Cinquanta ha posto fine nel nostro Paese alle c.d. “case chiuse” (n. 75 del 20 febbraio 1958). La proposta di legge “C. 3890” (così è rubricata a Palazzo Montecitorio) vorrebbe quindi introdurre «sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione».
Con Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità “Papa Giovanni XXIII”, l’On. Bini ha illustrato contenuti e finalità della proposta di legge, e riscontri che sta avendo, anche da parte di cittadini di vari Paesi europei, nel corso della trasmissione “Contro i falsi miti del Progresso”, andata in onda su Radio Maria il 6 settembre scorso (condotta da me, come ogni primo martedì del mese, dalle 21 alle 22.30).
Assegnata alla Commissione Giustizia della Camera, la proposta Bini ed altri non è ancora stata discussa e, anzi, è stata un po' “snobbata” dai grandi media. Da non pochi operatori sociali, però, come da vari ambienti cattolici e dall’associazionismo familiare, è vista con grande interesse e, diremmo, speranza. Questa normativa finalmente presentata anche in Italia si ispira alla legislazione di quei Paesi europei, come Svezia, Norvegia e Islanda e, più recentemente Francia, che hanno introdotto pesanti sanzioni contro i clienti per scoraggiare il fenomeno della prostituzione. Si punisce il cliente perché questo “mercato” si riduca e, di conseguenza, gli sfruttatori e i criminali non trovino più un terreno fertile.
Il Dott. Ramonda ha riferito nel suo intervento degli straordinari risultati raggiunti dalla Svezia che, accanto alla penalizzazione dell’acquisto di sesso a pagamento, ha cominciato, già nel 1999, a portare parallelamente avanti anche un preciso percorso di prevenzione socio-culturale della prostituzione. Il fenomeno, quindi, è lì quasi azzerato, perché si è riusciti a produrre un vero e proprio cambiamento quasi generale di mentalità. Il concetto di base è che la compravendita del sesso è una forma di violenza, svilisce l’essere umano e la famiglia, minando nel profondo il concetto della pari dignità uomo-donna.
L’On. Bini, da parte sua, ha ricordato la recente esperienza cui si è ispirata nel redigere, con la collaborazione della Comunità Papa Giovanni XXIII, la sua proposta di legge, della Francia. Nel silenzio dei nostri grandi media, questo Paese ha infatti approvato una legge, entrata in vigore lo scorso 15 aprile, che non si propone di regolamentare solo la prostituzione, ma mira proprio abolirla. I principi su cui si basa la legge francese sono quattro:

1. una società civile non può tollerare la vendita dei corpi umani;

2. l’idea dei «bisogni sessuali incontenibili» dei maschi appartiene a una concezione arcaica e degradante della sessualità che favorisce lo stupro;

3. la prostituzione non può in alcun modo essere considerata un’attività professionale, a motivo dello stato di costrizione che per lo più è all’origine dell’ingresso in essa, della violenza che la caratterizza e dei danni fisici e psicologici che provoca;

4. è fondamentale, da parte delle politiche pubbliche, offrire alternative credibili alla prostituzione, garantire i diritti fondamentali alle persone che si prostituiscono, contrastando decisamente la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale.
 La giovane deputata toscana, poi, ha rilevato la contraddizione di molti politici, appartenenti soprattutto alla sinistra, che da una parte invocano politiche positive e di integrazione dei migranti e, nello stesso tempo, trascurano il fatto che, il traffico di esseri umani è la terza industria illegale (a livello mondiale) per fatturato, e le sue maggiori vittime sono soprattutto donne e bambini. Questi parlamentari, da un lato ostacolano o ignorano la necessità di combattere la prostituzione, ma dall’altro sono pienamente consapevoli che la tratta e lo sfruttamento a fini sessuali colpisce in primo luogo minori migranti.
Ramonda ha poi evidenziato la gravità delle statistiche del fenomeno della prostituzione in Italia. Chi si prostituisce nel nostro Paese, infatti, è per il 37% dei casi appena un bambino. Ha cioè un’età dai 13 ai 17 anni, nel 52% dei casi ha dai 18 ai 30 anni e, solo l’11% delle donne che si prostituiscono ha più di 30 anni. Superfluo ricordare che, a prescindere dalle età, tutte queste donne hanno subìto pesanti violenze sessuali, fisiche o psichiche. Delle oltre 7mila donne liberate dalle strade della prostituzione in quasi mezzo secolo di attività della Comunità “Papa Giovanni XXIII” - è stata fondata da don Oreste Benzi nel 1968 - nessuna, ha assicurato Ramonda, è tornata mai indietro per rimpiangere la nuova strada che è stata aiutata a percorrere dai volontari e animatori dell’associazione. Ma resta da fare moltissimo, perché in Italia si stima che siano tra le 75.000 e 120000 le donne che si prostituiscono. Provengono da Nigeria (36%) Romania (22 %) Albania (10,5%) Bulgaria (9%) Moldavia (7%), le restanti da Ucraina, Cina e altri paesi dell’Est. 9 milioni, invece, sono i clienti, con un giro d’affari di 90 milioni di euro al mese.
Da parte mia, ho ricordato che la proposta Bini ha “nemici” potenti anche oltre i confini nazionali, se pensiamo che una delle più note ONG che si fanno paladine dei “diritti umani” come Amnesty International ha recentemente promosso una campagna per chiedere agli Stati «politiche per la protezione dei diritti umani dei/delle sex workers». L’11 agosto 2015, infatti, il Consiglio internazionale di Amnesty (Icm) ha approvato una risoluzione per la protezione dei diritti umani di questi/e “lavoratori”, addirittura definiti «uno dei gruppi più marginalizzati del mondo e nella maggior parte dei casi sono in costante pericolo di subire discriminazione, violenza e abusi. Il nostro movimento globale ha ora aperto la strada verso l'adozione di politiche per la protezione dei loro diritti umani».
La risoluzione adottata a Dublino raccomanda che Amnesty International sviluppi politiche a sostegno della piena decriminalizzazione di ogni aspetto relativo al sex work di natura consensuale. Le politiche chiederanno agli stati di assicurare che i/le sex workers abbiano completa e uguale protezione dallo sfruttamento, dal traffico di esseri umani e dalla violenza.
Naturalmente per proporre cotanto programma Amnesty International ha consultato gruppi di sex workers, persone con esperienza di prostituzione, organizzazioni abolizioniste, gruppi femministi e, immancabilmente «rappresentanti di movimenti Lgtbi».
In trasmissione è stato poi ricordato da Giovanni Ramonda il toccante incontro avuto da Papa Francesco il 12 agosto, in un appartamento nella zona nord di Roma gestito dalla Comunità fondata da don Oreste Benzi, con alcune giovani donne liberate dalla schiavitù della prostituzione. Il gesto di Bergoglio è stato indubbiamente un richiamo preziosissimo alle coscienze di tutti per contribuire a combattere la tratta di esseri umani, definita dal pontefice «un delitto contro l'umanità» (Tweet del 12 agosto 2016). Nell'ambito dei “venerdì della Misericordia”, il Pontefice si è quindi recato in una delle strutture romane gestite dalla Comunità Papa Giovanni XXIII per incontrare 20 donne liberate dal racket della prostituzione. Sei di loro provenivano dalla Romania, 4 dall'Albania, 7 dalla Nigeria, e le altre tre rispettivamente da Tunisia, Italia, Ucraina. La loro età media è 30 anni e, tutte indistintamente, hanno subito gravi violenze fisiche potendo vivere oggi solo grazie all’aiuto ed alla protezione della Comunità guidata oggi da Giovanni Ramonda e, dal punto di vista spirituale, animata da Don Aldo Buonaiuto, un giovane sacerdote che spesso partecipa in prima persona ai presidi di strada organizzati da volontari. Nel discorso rivolto agli operatori ed alle ospiti della Giovanni XXIII il Santo Padre ha definito la prostituzione «una piaga nel corpo dell'umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo». «Io vi chiedo perdono per tutti quegli uomini che vi hanno fatto soffrire», ha ha aggiunto Papa Francesco rivolgendosi direttamente alle ragazze vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale incontrate. «Chiedo perdono per tutti quei cattolici e credenti che vi hanno sfruttato, abusato e violentato», ha detto infine il Pontefice.
A fronte di opinioni che, sulla base di pareri espressi da alcuni scrittori ecclesiastici durante il primo Cristianesimo, ma in un contesto del tutto diverso rispetto al presente, obiettano la liceità (o “tollerabilità”), per la Dottrina cattolica delle c.d. case chiuse, va affermato che il Magistero della Chiesa non ammette la miseria o morte morale di nessun essere umano, causata dalla vendita del proprio corpo, neanche se "controllata". Lo ha ribadito, da ultimo, il Catechismo della Chiesa Cattolica, in un numero nel quale rientra la prostituzione, anche se esercitata più o meno volontariamente nelle "case di tolleranza", che non è mai lecito tollerare. Scrive infatti il CCC, nell'ambito del commento al quinto Comandamento: «Tollerare, da parte della società umana, condizioni di miseria che portano alla morte senza che ci si sforzi di porvi rimedio, è una scandalosa ingiustizia e una colpa grave» (n. 2269). Su questo sono stati d’accordo tanto i due ospiti della trasmissione quanto i numerosi ascoltatori che hanno chiamato e sono intervenuti in diretta: non è possibile definire ''lavoro'' lo sfruttamento di una donna o di un bambino, una società civile non può tollerare la vendita dei corpi umani, la prostituzione non può in alcun modo essere considerata un’attività professionale. È fondamentale, ha concluso Ramonda, da parte delle autorità pubbliche, aiutare ad offrire alternative credibili alla prostituzione, garantire i diritti fondamentali alle persone che si prostituiscono, contrastando decisamente la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento sessuale. Non si deve mai pensare di mettere in commercio il “sesso a pagamento” perché, pensiamoci bene, non è in questi casi “sesso”, ma solo “violenza”. E violenza diretta il più delle volte contro uno di quei «piccoli», ha promesso Gesù, il cui male merita per il colpevole «che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare» (Lc 17,2).

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