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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)

Votiamo NO

di Emanuele Boffi
Tempi.it, 24 agosto 2016

Anziché decentrare, la riforma Renzi-Boschi tende ad accentrare. E non fa risparmiare né tempo né soldi. Per questo siamo per il “no” al referendum.

Poiché non siamo fra quelli che ritengono la nostra «la Costituzione più bella del mondo», né siamo tra coloro che la reputano un testo sacro intangibile e immodificabile, che essa possa essere cambiata ci pare una delle opzioni possibili e, non ve lo nascondiamo, pure auspicabili.

La riforma Renzi-Boschi va però nella direzione opposta a quella da noi auspicata [vedi il messaggio precedente con l'articolo di Rodolfo Casadei]: anziché delegare, decentrare, mostrare fiducia nell’iniziativa altrui, tende ad accentrare, controllare, ingabbiare (lasciando, tra l’altro, immutati i privilegi delle Regioni a statuto speciale che, quelle sì, andrebbero ripensate). In più, non fa risparmiare quel che promette, né rende così rapidi i processi decisionali, come invece ci raccontano.

Insomma, noi siamo dove siamo sempre stati: ci vuole più federalismo (fino a quello fiscale), più sussidiarietà orizzontale e verticale, più fiducia nelle iniziative della società e meno Stato, questo pachiderma che va fatto uscire dalla cristalleria e limitato nel pur fondamentale ruolo di garante e controllore.

Lo sappiamo cosa state pensando, ed è anche un nostro cruccio: se vince il “no”, sarà l’ennesimo “no” di questa Italia che non riesce mai a cambiare. È vero. C’è una parte del paese – che è quella rappresentata dai vari Rodotà e Zagrebelsky, sindacati e sinistra non riformista – che è perennemente ferma a difesa dello status quo, perché lo status quo sono loro, e i loro interessi. Ma fatta così come è fatta, questa riforma costituzionale, aggravata da una legge elettorale che peggiora ancor più la situazione, ci spinge a essere per il “no”.

Bisogna far uscire l’elefante dalla cristalleria, non far entrare il secondo.

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