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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)

 

logo droga 1 jSì all’uso terapeutico e no al libero mercato, ma senza criminalizzare i consumatori

Dal sito La Stampa, 25/07/2016

di Antonio Maria Costa

 

(Su alcune cose non si può concordare ma l'articolo contiene dati interessanti per cui non è male la sua pubblicazione)

Da oltre un secolo vari accordi internazionali sanciscono l’uso della droga solo a scopo terapeutico: l’uso ricreativo è interdetto. Il risultato di tale politica è discusso. Dal punto di vista della salute, i benefici sono innegabili. La droga è consumata dal 5 percento della popolazione mondiale, assai meno di tabacco (30%) e alcol (25%). I decessi per droga ammontano a 500 mila l’anno, contro l’ecatombe causata da tabacco (6 milioni) e alcol (3 milioni). Al contempo, l’interdizione della droga ha dato luogo a uno spaventoso narco-traffico, per un giro d’affari annuo di 300 miliardi di dollari. Intere regioni in Asia e America Latina, dove la droga è coltivata, sono in mano ai fuori-legge.  

cannabis party

La riforma della politica sulla droga mira a preservare i benefici e rimediare ai danni (tralascio coloro che, per ideologia, rifiutano ogni controllo pubblico sui consumi privati, anche se dannosi all’individuo e alla comunità). Per mostrare il delicato equilibrio tra costi e benefici dell’attuale politica, esaminiamo la droga più comune al mondo: la cannabis, consumata come erba (marijuana), resina (hashish) e olio (hash) da oltre 180 milioni di persone, almeno una volta l’anno. 

Nel mondo, e in Italia, la riforma è motivata da due obiettivi. Primo, creare sistemi di offerta (privati negli Usa, pubblici in Europa e Sudamerica) alternativi alla mafia appunto per ridurre narcotraffico e violenza. Un proposito nobile, sulla carta. In Italia, per esempio, a favore della riforma si esprime la direzione nazionale antimafia che riconosce il «fallimento dell’azione repressiva» del piccolo spaccio, senza evidenziare l’ipocrisia di un mondo dove le banche riciclano impunemente i miliardi delle narcomafie. In altre parole, si perde la lotta alla droga perché non la si combatte: di qui la rassegnazione che porta alla legalizzazione. 

Anche il secondo obiettivo fa discutere. Definendo la cannabis droga leggera, la riforma privilegia il controllo dell’offerta senza corrispondente riduzione della domanda (e relativa protezione della salute). E’ vero che la cannabis raramente porta alla morte: infatti, l’impatto non è sul fisico, ma sul cervello. In altre parole, eroina e cocaina danneggiano l’hardware dell’organismo, mentre cannabis e amfetamine distruggono il software: la psiche. Il recente rapporto dell’ente Onu per la sanità (Oms), who.cannabis.report, dettaglia il danno da cannabis in relazione all’età del consumatore, la frequenza dell’uso e la potenza della dose. 

Partiamo dal consumatore, e dalla sua età. Nel corpo umano, le aree del cervello che gestiscono i processi fisio-psichici sono stimolate da recettori sensoriali (Cb1) che assorbono piccole quantità di energia, la convertono in impulso elettrico e regolano funzioni essenziali quali attenzione, memoria, motivazione, coordinamento e cognizione. Frenando il funzionamento di questi recettori, la cannabis danneggia la mente. Questo succede soprattutto nell’età dello sviluppo cerebrale, che è completo a 29 anni per gli uomini e 25 per le donne. Il risultato: mentre nella popolazione il rischio di danno psichico dovuto alla canna è mediamente del 10%, nei giovani la probabilità sale al 20% per l’uso saltuario, e 20-50% per uso abituale.  

Secondo: la frequenza del consumo. In aumento, grazie alla crescente banalizzazione della droga. I mezzi di info-trattenimento (media, musica e cinema) glorificano la droga, fino a deriderne il rischio. Le conseguenze? Nell’ultimo decennio, la percentuale di giovani europei e americani che ritengono la cannabis dannosa alla salute è scesa dall’80 al 40%. La minore consapevolezza del danno, aumenta la voglia di sperimentarlo, e viceversa. In Svezia, dove il 78% degli studenti considera la cannabis pericolosa, il consumo giovanile è limitato al 16%. In Italia e Spagna, dove l’apprezzamento del rischio tra i giovani è basso (36%), il consumo è più alto (28%). A livello europeo, 3 milioni di persone fanno uso quotidiano di cannabis, e 10% di loro (circa 300 mila) necessitano di cure ospedaliere. 

Negli Usa il capitalismo della canna è scatenato. Negli Stati dove l’uso ricreativo è legale, la lobby pro-droga fa milioni vendendo l’erba e ingegnosi derivati: marmellate, biscotti e bevande. Libero accesso a prezzi bassi (il valore è sceso da 60 a 30 dollari per la dose da 3,5 gr) ha drogato il mercato: in Colorado l’uso tra i giovani è salito dal 27% al 31% (contro il 6-8% della media nazionale), la richiesta di assistenza al Pronto soccorso è aumentata del 31%, i ricoveri in ospedale del 38%. In crescita anche i morti su strada. Malgrado le buone intenzioni del legislatore, il mercato illecito prospera (40% del consumo), mentre gli introiti fiscali languiscono all’1% (110 milioni di dollari, su un bilancio di 11 miliardi).  

Terzo, il danno al consumatore: molto dipende dalla potenza della droga. Un tempo la marijuana conteneva 2-4% di tetra-hydro-cannabinolo (Thc), il principio attivo che causa il danno psico-fisico. Oggi, grazie a manipolazioni genetiche e nuove tecniche di coltivazione, il Thc arriva a dieci volte tanto. Cere e oli vegetali possono contenerne fino a 80-90%: autentici veleni che accrescono la probabilità di danno psichico e, quando capita, lo rendono più severo. 

In conclusione, in un’epoca dove la società cerca di limitare il danno causato da comportamenti anti-sociali, la riforma della politica della droga trascura il danno derivante dalla cannabis. Certo, non tutti coloro che fumano marijuana perdono la testa, come non tutti i tabagisti muoiono di cancro, né tutti gli autisti incoscienti periscono in incidenti. Eppure, in tutti questi casi la salute pubblica è a rischio. Di conseguenza, contro il tabacco si prendono misure sempre più restrittive e contro la guida scellerata c’è il codice della strada sempre più severo. Invece per la canna c’è in prospettiva il libero uso ricreativo. Un consiglio esperto: invece di promuovere nuove forme di controllo dell’offerta legalizzando la droga, è più efficace prevenire la domanda, intensificare le terapie di recupero, e ridurre i costi sociali conseguenti all’uso. Soprattutto, il tossicodipendente va assistito in ospedale, non cacciato in galera, per poi concludere che «l’azione r epressiva ha fallito». 

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