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"Noi tutti siamo peccatori: tutti. Abbiamo peccati. Ma la calunnia è un’altra cosa. E’ un peccato, sicuro, ma è un’altra cosa. La calunnia vuole distruggere l’opera di Dio; la calunnia nasce da una cosa molto cattiva: nasce dall’odio. E chi fa l’odio è Satana. La calunnia distrugge l’opera di Dio nelle persone, nelle anime. La calunnia utilizza la menzogna per andare avanti. E non dubitiamo, eh?: dove c’è calunnia c’è Satana, proprio lui”. (Papa Francesco, 15 Aprile 2013)

La rapidità dell’espansione araba, a partire dal secolo VII, è stupefacente e causa senza dubbio la fine dell’unità del mondo mediterraneo, ma non il crteollo del mondo antico. I sintomi della decadenza economica e culturale dei paesi mediterranei risalgono ad un periodo precedente alla conquista araba, che dunque fu piuttosto la conseguenza di una crisi pregressa del mondo tardoromano.

La civiltà antica sopravvive fino alla metà del secolo VI in Occidente e qualche altro decennio in Oriente. Poi l’arrivo dei longobardi in Italia e degli slavi nelle province balcaniche dell’impero bizantino, le catastrofi naturali, le carestie e le epidemie decimarono, sia a Oriente sia a Occidente, la popolazione delle città e delle campagne, causando un brusco arretramento nella sfera dell’economia e delle condizioni materiali di vita. A partire dall’inizio del secolo VII si può parlare di una situazione indubbiamente nuova, anche sotto il profilo culturale, e l’arrivo dei conquistatori provenienti dalla penisola arabica non fece che aggravare la crisi.

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In poco più di trent’anni, dalla morte del «profeta» Muhammad (570 ca.-632), Maometto, nel 632, alla morte del terzo califfo, Othman, nel 655, vengono occupate la Palestina, la Siria e l’Egitto, nonchè l’Armenia bizantina, scompare l’impero persiano e gli eserciti arabi si affacciano sul Mar Nero e sul Mar Caspio, spingendosi poi ai confini con la Cina. L’offensiva riprende poi sotto la dinastia ommiade: entro il 705 tutta l’Africa settentrionale è sotto la dominazione degli arabi, che risalgono in Europa lungo le tre penisole che si allungano nel Mediterraneo.

Nel 711 viene attaccato il regno visigoto della Spagna, che crolla senza opporre resistenza, e negli anni successivi le punte avanzate dell’espansione araba penetrano profondamente nel cuore del regno dei franchi, dove vengono sconfitte a Potiers, da Carlo Martello (689 ca.-741), nel 732, proprio a cento anni dalla morte di Maometto. Ma probabilmente la mancata conquista di Costantinopoli, nel 717, fu più decisiva per la sopravvivenza della Cristianità.

Per tutto il resto del secolo VIII la minaccia islamica fu rappresentata soltanto da incursioni navali, che colpivano soprattutto le isole greche, la Sicilia e la Sardegna.


Nel secolo IX, forti della loro superiorità marittima, i saraceni conquistano Creta nell’823 e penetrano nel mar Egeo; isolano la Sardegna, dando l’ultimo colpo alle città marittime di tradizione romano-punica e abbandonando l’isola ad un suo autonomo sviluppo storico; costituiscono un emirato a Bari (840-870) e conquistano Taranto; s’installano alle foci del Garigliano, nel basso Lazio, e, da qui, compiono scorrerie contro la stessa Roma -con l’attacco alle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura, nell’846- s’insediano a lungo in Provenza; conquistano la Sicilia.

La conquista dell’isola, a partire dall’827, con lo sbarco a Mazara di truppe composte da arabi, da berberi e da ispano-musulmani, fu il frutto di una lunga guerra combattuta contro l’impero romano d’Oriente. Tappe decisive sono la conquista di Palermo, nell’830, la capitolazione della piazzaforte di Enna, in posizione strategica, nell’859, la conquista sanguinosa -accompagnata da massacri e da deportazioni, dopo disperata ed eroica resistenza- di Siracusa, nell’ 878, anche se dopo questa data altri centri della parte orientale dell’isola continuano a resistere, e pure a lungo. Man mano che la conquista procedeva, i musulmani applicano ai vinti le condizioni dettate dal Corano nei confronti delle «genti del Libro», cristiani ed ebrei, che, come cittadini non musulmani in uno Stato retto da legge islamica, sono nella condizione di dhimmi, di «protetti». L’islamizzazione dell’isola è quasi completa nella parte occidentale, mentre la popolazione rimane in buona parte cristiana, di rito greco, nella Sicilia Orientale, dove sopravvivono non pochi monasteri. Numerose, comunque, sono le conversioni di vassalli e di servi.

La fine dell’unità politica dei conquistatori musulmani è segnata, dopo il 1053, da turbolente lotte fra i capi militari, al termine delle quali il potere nell’isola resta diviso tra quattro kaid, «condottieri», due dei quali berberi.

Ibn Khaldun (1332-1406), il maggior storico arabo, così ripensava nel secolo XIV alla grandezza della potenza navale islamica nel Mediterraneo: «I musulmani avevano raggiunto il controllo su tutto il Mediterraneo. Il loro potere e il loro dominio su di esso furono grandi e nulla potevano i cristiani contro le flotte musulmane in nessuna parte. […] i cristiani erano obbligati a passare con le loro navi nella parte nord-est del Mediterraneo, per toccare le regioni marittime appartenenti ai franchi e agli slavi e alle isole romane. La flotta dei musulmani si accaniva su quella dei cristiani come il leone si accanisce sulla sua preda».

Tratto da Francesco Pappalardo, La Riconquista Cristiana, Idis – Regione Siciliana, pp.5-7

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